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Ginnasta russo con ‘Z’ dei tank sulla maglia

“Ginnasta russo in gara a Dhoa con la Z dei tank sulla maglia.”: il mondo della ginnastica non puo far finta di niente. Non sono questi i nostri valori. (Leggi la news sul sito dell’ANSA)

Le sanzioni contro la Russia per l’atto di guerra contro l’Ucraina sono inevitabilmente entrate nel mondo dello sport: la rottura della “tregua olimpica” il motivo scatenate, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica russa contro quello che effettivamente sta avvenendo, e che il Cremlino cerca di occultare, il motivo fondante.Queste misure alimentano il dibattito, soprattutto per la comprensione verso atleti spesso incolpevoli, che dopo essersi preparati per anni si vedono esclusi dalle competizioni. Questo perché la maggioranza degli sportivi vedono il loro mondo governato dalle leggi del Fair-Play e del rispetto dell’avversario, prima di tutto come Uomo. Una visione “etica” che vede lo sport come terreno di confronto, progresso e maturazione di diritti, e ma i il contrario.Ma cosa succede quando questa regola non scritta viene calpestata, come avvenuto ieri a Dhoa, dove un atleta russo, durate la Coppa del Mondo di Ginnastica Artistica, ha pensato di esibire la “Z”, che identifica i Carri Armati Russi durante questa invasione, appiccicata posticciamente sul body di gara? E possibile che nessuno abbia pensato di intervenire nel lasso di tempo tra l’esecuzione della sua prova e il momento di salire sul podio alle spalle del vincitore, che il fato ha voluto ucraino?Lo sport e il Mondo della Ginnastica non hanno bisogno di questo, lo sport deve rivestire intransigentemente il suo ruolo decubertiano di risolutore pacifico dei conflitti, come espresso nella Carta Olimpica e come obbiettivo posto fin dall’Antica Grecia.«Sono inorridito su quanto sta succedendo nel mondo in questo momento, il XXI secolo è il secolo del dialogo e non dell’odio. La tregua olimpica è adottata per consenso da tutta l’assemblea delle Nazioni unite e va rispettata, non violata. Un avversario non deve essere un nemico, uniti possiamo ottenere molto di più. Chiediamo al mondo di unirsi, come fanno gli atleti, perché il mondo deve essere un luogo di condivisione e unione, non di divisione».Solo venerdì Andrew Parsons, Presidente dell’IPC, aveva tuonato così davanti alle telecamere di tutto il mondo durante l’inaugurazione dei Giochi Paralimpici. Un messaggio forte fatto di parole pesanti e pesate, che hanno chiaramente espresso quello che lo Sport deve essere. E il gesto di Ivan Kuliak a Dhoa non è sport e per questo è solo da condannare.

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